lunedì 11 aprile 2016

Sconosciuti nella metro


Michele aveva fatto tardi quella sera, per poco non perdeva l'ultima corsa. Salito al volo non vide nessun passeggero. Dopotutto chi si aspettava di trovare a un'ora così tarda? Invece, proprio mentre stava per sedersi, notò la donna seduta in fondo al vagone che subito lo colpì.

Forse i voluminosi boccoli castani, forse la corta gonna che lasciava in mostra due lunghe gambe velate appena dal collant chiaro, o forse la bocca carnosa decorata da un bel rossetto smagliante. Michele si diresse più vicino alla donna, sedendosi nei paraggi, non troppo vicino per non essere invadente, ma quel tanto che bastava per ammirarla. La donna leggeva un libro, i suoi occhi fissi sulle pagine, quelli di Michele sulle sue gambe. Non riusciva a smettere di guardarle. Le caviglie sottili, la curva gentile del ginocchio, le cosce sode. Si morse un labbro, si stava eccitando. La donna accavallò le gambe e all'improvviso alzò gli occhi verso Michele il quale si accorse che senza volerlo si era sporto col busto per ammirare meglio quel bel paio di cosce. Quando si accorse che la donna lo guardava si affrettò a raddrizzarsi e a distogliere lo sguardo. Temendo di averla infastidita, Michele diresse una rapida occhiata al viso di lei e vide l'ultima cosa che sperava di trovarvi, un sorriso. Sorrise a sua volta, contento che la sua indiscrezione non avesse avuto conseguenze negative, ma da quel momento si costrinse a guardare la donna il meno possibile. Poco dopo vide che lei aveva scavallato le gambe lasciandole appena divaricate, forse non più di dieci centimetri ma abbastanza da far tornare l'eccitazione in Michele. La donna aveva anche abbassato il libro permettendo alla camicetta blu, che aderiva perfettamente ai seni, di essere visibile. Ora l'eccitazione di Michele era chiaramente visibile sotto i pantaloni della tuta. La donna posò gli occhi sul rigonfiamento evidente e sbuffò sorridendo. Anche Michele sorrise, non sapeva bene però come comportarsi, pensava che forse anche la donna provava attrazione per lui e, mentre era preso da questo pensiero, vide lei che si sbottonava la camicetta, i primi due bottoni. Michele allora si fece coraggio e andò a sedersi di fianco a lei. La donna chiuse il libro e posò una mano sulla gamba di Michele. Quel contatto lo fece trasalire e portò la sua erezione al massimo. Toccò anche lui la gamba della donna, sopra la gonna, ma i suoi occhi erano fissi sul solco dei seni morbidi che spuntavano. La donna allora slacciò i restanti bottoni della camicetta, prese la mano di Michele e la infilò nel reggiseno. A quel punto non c'erano più inibizioni, la mano di Michele palpava avida quel seno soffice dal capezzolo duro e, non avendone abbastanza, passava subito all'altro seno. La mano della donna era tornata sulla gamba di Michele e, lentamente, si diresse verso l'interno afferrando la carne soda dei muscoli per poi proseguire verso i testicoli e massaggiarli. Ora il seno della donna era completamente libero perché Michele aveva abbassato il reggiseno per meglio godersi quei frutti maturi e poterli anche leccare. Intanto sentiva la mano di lei che si infilava nei suoi pantaloni alla ricerca del membro duro, lo agguantava e, scorrendo verso il basso, scopriva la cappella voluminosa. Michele si lasciò sfuggire un gemito, lasciò il seno per dirigersi tra le gambe, sollevare la gonna e rendersi conto che quelli che credeva collant erano in realtà autoreggenti. Meglio così pensò insinuandosi tra le cosce calde fino alle mutandine scostandole. Con le dita giocherellò tra le grandi labbra attendendo l'umidità sufficiente a poter entrare nella cavità nascosta e a quel punto, anche dalla bocca di lei, uscì un mugolio soddisfatto. Michele affondò ancora di più le dita dentro di lei, i suoi movimenti acceleravano in sincronia con la mano di lei che si dedicava al piacere del suo pene ormai troppo gonfio per resistere ancora. Le dita di Michele, sempre più umide, sentirono le morbide e calde pareti contrarsi leggermente e la donna gemette ancora. Col pollice Michele indugiò sul clitoride mentre aveva aggiunto il terzo dito nella vagina della sconosciuta. Non poteva ancora resistere a lungo, quella strana situazione l'aveva eccitato molto più del solito e sentiva che l'orgasmo stava per esplodere. Quando lei si avvicinò per sussurrargli "Così...più forte...vengo!" non poté più trattenersi e, entrambi, godettero insieme lasciandosi sconvolgere dal piacere.

La donna prese un fazzolettino dalla borsa, si pulì la mano dallo sperma di Michele e si riassettò la gonna. Il treno si fermò, la donna si alzò e uscì. Michele era rimasto a guardarla, col pene ancora fuori dai pantaloni chiazzati di sperma. Quando il treno ripartì, si accorse del suo stato e si rese conto che anche lui sarebbe dovuto scendere a quella fermata.

Michele prese quel treno per diversi giorni a seguire, sperando di incontrare di nuovo la sconosciuta, ma non la vide più. Di lei gli restò solo il ricordo di uno dei più begli orgasmi della sua vita che lo accompagna ogni volta che si masturba.

Nessun commento:

Posta un commento